mercoledì 19 novembre 2014

"la forza del tanto"...

La facilità di comunicare ci consente oggi di leggere e scrivere di tutto su tutti, ognuno di noi ha quindi la possibilità di confrontarsi con quanto circola nella rete, che è uno strumento importante di scambio come un tempo lo erano i soli giornali oppure in misura ridotta il custode del palazzo, la parrucchiera o la vicina di casa affacciata perennemente alla finestra dalla quale ottenere delle notizie in tempo reale sulla vita degli altri.

Possiamo quindi chiederci se siamo stati capaci di evolverci allo stesso modo dei mezzi di comunicazione, ovvero se siamo capaci di osservare la vita degli altri con un maggiore spessore emotivo ed intellettivo rispetto al mero pettegolezzo o alla banalizzazione degli eventi invece più complessi che meritano un interesse qualificato rispetto che una attenzione "a misura di scimmie" come diceva un mio caro professore.

Da quando scrivo questo Blog ed anche qualche libro abusivo sono stato descritto come un "intellettuale" perchè probabilmente nei contenuti del mio scrivere vi sono dei messaggi utili per un confronto interiore e sociale diverso dal solo raccontare un evento giuridico o la lotta per i propri diritti rispetto ad un fatto patito, in realtà sono e rimango un cretinotto qualsiasi che ha scelto di esporsi per tutelare se stesso contro una esposizione del proprio nome legato a dei fatti di cronaca impattanti come la tragedia del Moby Prince e gli altri eventi che a vario titolo ho perimetrato in trenta anni di lavoro. Poi nel corso del tempo ho scelto di dare al Blog una impronta diversa dal personaggio "Fabio Piselli" concentrandomi sulle emozioni e sul confronto fra persone e non solo fra persone ed eventi, trasformando così il mio percorso esperenziale in un "confronto collettivo delle singole esperienze" riuscendo a raggiungere una trasversalità fra i lettori che appartengono a più categorie sociali tanto da poter dire che questo Blog non ha nessuna etichetta se non nei singoli contenuti di ogni singolo articolo.

Mi sono sempre descritto come uno scrivente e non come uno scrittore ed anche adesso dopo sette anni che scrivo continuo ad essere un mero scrivente che offre un piccolo confronto ed ottiene un grande risultato, rappresentato dalla sola opportunità della libera espressione dei miei pensieri verso chiunque senza la necessità della ricerca di un consenso da parte di un preciso pubblico.

Certamente ho un interesse personale che è quello di tutelare il mio nome contro l'abbinamento a dei fatti di cronaca importanti senza che vi sia possibilità di confusione fra una persona informata sui fatti ed un bombarolo, oppure fra un consulente per la polizia giudiziaria ed un informatore ovvero fra chi ha vissuto degli eventi in prima persona e ne parla soprattutto dal punto di vista psicologico ed emotivo rispetto a chi parla degli eventi che ho vissuto con un approccio esclusivamente valutativo che non sempre incontra la realtà oltre la propria rispettabilissima valutazione.

Ricordo quel che mi diceva un mio istruttore alla fine degli anni ottanta quando mi consigliava di somministrarmi sempre una semplice domanda ogni volta che mi affacciavo alla vita degli altri. "Che ne sappiamo noi" è infatti il quesito che ho sempre presente in mente quando mi interesso di una persona o di un evento che riguarda la vita degli altri, la loro psicologia e le loro emozioni anche se si tratta di fatti di cronaca.

La facilità di giudizio appartiene alla nostra società che si evolve nella mortificazione e nella denigrazione quando il giudizio è condiviso da molti. Siamo infatti "forti del tanto" perchè siamo convinti che per il solo fatto che una voce è riportata per mille volte questa stessa voce abbia mille diverse fonti e non in realtà una unica fonte originale che ha trovato eco per mille volte. Questa forza del tanto ci impedisce di approfondire, di andare oltre, di porre e porci in discussione rischiando così di incontrare la nostra debolezza rappresentata dalla scarsa capacità di analisi rispetto alla facilità di sintesi che alla fine dei conti rappresenta una mera opinione ormai trasformata in giudizio.

La nostra è una società che ricerca il consenso delle opinioni e non la valutazione di una verità, ad ogni livello ormai, dai semplici programmi televisivi alle attività giudiziarie nelle quali è possibile incontrare sempre più spesso delle relazioni valutative e non caratterizzate da dei più utili elementi di prova incontrovertibili. Tutto questo genera confusione che dobbiamo naturalmente compensare con la prima certezza utile, ben venga quindi la voce riportata per mille da trasformare in mille voci di conferma che sotterrano letteralmente la sola voce difensiva contro una opinione ormai diffusa e rinforzata dalla debolezza proveniente dalla forza del tanto.

Scrivo per non restare passivo contro le tante opinioni che ascolto su di me e sulla mia storia di trenta anni di lavoro, cosciente che quando finisci sui giornali inevitabilmente diventi oggetto di notizia, per questo ho dato vita al Blog cercando di essere anche un soggetto di notizia dandogli una identificazione più emotiva e psicologica e quindi di confronto sulla persona e non solo sui fatti che possono avere dei contenuti veri falsi e verosimili da valutare proprio tramite un interesse equilibrato e non con la sola necessità di conferma delle proprie ipotesi.

Nella mia vita ho sempre cercato di restare autonomo, specialmente nella formulazione di un pensiero o di una opinione, allo stesso modo desidero essere autonomo anche quando offro un confronto senza restare vincolato al bisogno di supporto o alla ricerca di un consenso...

Fabio Piselli