martedì 28 ottobre 2014

"la percezione della minaccia"...

Quando vivi delle esperienze ad alto rischio prendi atto di aver sviluppato dei sensi di prossimità elevati che ti consentono di arricchire il tuo istinto e riconoscere la sensazione di pericolo imminente, un vantaggio sensoriale e psicologico certamente utile nei momenti di rischio ma che merita una gestione equilibrata una volta tornati a svolgere una vita tradizionale, altrimenti rimane in noi quell'atteggiamento "operativo" fatto di una postura e di un guardare che spicca e che sostanzialmente ci caratterizza o ci etichetta ed è del tutto inutile se non controproducente; meglio rilassarsi quindi.

In una zona di guerra o in una situazione ostile è facile riconoscere una minaccia come è altrettanto facile percepirla al primo colpo di arma da fuoco che ti passa a pochi centimetri dalla testa, ben diversa è la minaccia in una vita strutturata all'interno della normale società che ha paradossalmente più fonti di pericolo ma delle ridotte espressioni laddove la minaccia stessa è posta in essere in modo tradizionale, al contrario se questa proviene da una fonte qualificata assume invece un valore diverso ed uno spessore condizionante che ingerisce nella nostra vita tanto da trasformarsi in "psicologia".

La prima domanda da porsi è quella di avere o meno delle ragioni per essere o sentirsi minacciati, diverse dal vicino di casa nevrotico o dalle normali dinamiche relazionali conflittuali che si vivono nei rapporti con gli altri, in famiglia o sul luogo di lavoro. Quindi se la risposta è positiva in forza di una esperienza vissuta o del trovarsi coinivolti in faccende più grandi di noi occorre iniziare una lunga ed attenta opera di analisi della minaccia per non finire noi stessi in analisi, perchè la minaccia in questo senso è sempre e soprattutto una minaccia psicologica e come tale molto difficile da dimostrare in sede giudiziaria con la conseguenza che il più delle volte ha un effetto di ritorno dal doppio valore che equivale al dirti che:... "prima ti minaccio e poi ti faccio passare per pazzo con la sindrome persecutoria".

La minaccia intende importi la sua presenza come una sorta di fantasma psichico nella tua mente, tanto da condizionare i pensieri e le azioni, ma se siamo giunti a questo stadio significa che magari non patiamo una sindrome persecutoria ma siamo "sbarellati" comunque e la minaccia stessa ha raggiunto appieno il suo effetto.

Gestire una minaccia costante e reiterata non è semplice perchè dobbiamo essere i primi a porre in discussione quanto percepito e creduto di aver vissuto. Non è come nei film, in questi casi non ci sono dei personaggi che ti puntano la pistola alla testa o ti lasciano la testa mozzata del cane davanti alla porta e nemmeno ti spediscono dei proiettili, è tutto molto più soft e latente, quasi impercettibile e come ho già detto molto ma molto difficile da dimostrare in sede giudiziaria ad iniziare dalla presentazione della denuncia. Che denunci? Una sensazione, un mi è sembrato di vedere, mi è sembrato di sentire????... Tutte informazioni certamente indicative ma che ci rendono vulnerabili alle interpretazioni altrui ed alla strumentalizzazione da parte di chi questa forma di minaccia l'ha generata, cioè la fonte qualificata che sarà la prima ad attivare la minaccia di ritorno tramite il definirti un "perseguitato" ovvero un soggetto afflitto da una sindrome persecutoria.

Nel mio caso ed in quello della mia famiglia che ne è stata inevitabilmente coinvolta, posso portare numerosi esempi in tal senso ed altri che purtroppo ha vissuto personalmente mia moglie Sara che è un soggetto del tutto estraneo alle faccende che mi hanno visto protagonista come è estranea ad una vita "operativa" perchè proviene da una evoluzione del tutto tradizionale con una qualifica professionale ben definita e facilmente riconoscibile, quella di educatrice pedagogista, che non contiene in essa alcun motivo di attivare degli "atteggiamenti operativi" o di andare oltre il riconoscimento di una potenziale fonte di minaccia proveniente magari dal genitore che ha ricevuto una relazione negativa indirizzata al Tribunale dei Minori o dal classico stalker che si è invaghito e che insiste più del dovuto.

Provate ad immaginare di essere a casa coi vostri figli mentre il marito è fuori o al lavoro, sentire dei colpi alla porta ma non c'è nessuno, anche e specialmente in ore notturne. Niente altro che rumori alla porta "percepiti" e che potrebbero inserirsi in mille diverse variabili.

Provate ad immaginare di essere fuori coi bambini mentre il marito è al lavoro, di vedere frequentemente la presenza di un uomo spesso diverso che vi guarda e vuole evidenziare il fatto che vi sta guardando. Niente altro che un soggetto eventualmente fissato con voi, il classico beccaccino oppure qualunque altra cosa che non saprete definire oltre il fastidio provato.

Provate ad immaginare di rientrare a casa coi vostri figli mentre il marito è al lavoro e di notare una qualche differenza nella disposizione degli oggetti, dalla fotografia girata o caduta fino ai vestiti dei bambini messi in un cassetto invece di un altro, oppure delle luci accese invece che spente ed altro ancora di questo tipo. Niente che un qualcosa che può dipendere dalla stanchezza o dal fatto che i figli spesso spostano gli oggetti o premono gli interruttori.

Provate ad immaginare di attraversare le strisce pedonali per andare semplicemente nello stabilimento balneare sotto casa, quando una frenata improvvisa vi spaventa ed una macchina che andava veloce ha immediatamente rallentato di botto con due tizi che vi guardano fissa negli occhi senza dire nulla continuando per la loro strada. Niente di diverso da un paio di idioti con la faccia genitalica.

Provate ad immaginare di aver cambiato casa e località proprio per questo ma che tutto quanto sopra si rinnova in ogni posto in cui scegliete di vivere. 

Provate ad immaginare che qualche persona che a vario titolo entra in contatto con voi per ragioni amicali o lavorative sarà contattata da sconosciuti telefonicamente o di persona, alcuni dei quali si qualificheranno come appartenenti alle FF.PP. per dire loro di "stare attenti" o che siete dei soggetti che "nascondono" un passato, poi fate una ricerca su google "fabio piselli" e costruitevi tutti i vostri pensieri catastrofici in base al grado di intelligenza e di conoscenza di taluni fatti fino a percepire un senso di paura o di diffidenza tale da impedire ogni proseguimento nella potenziale amicizia o nella collaborazione lavorativa. Per non parlare di coloro che ci hanno affittato una casa con regolare contratto 4+4 che dopo ave ricevuto telefonate e visite definite irrituali sono arrivati a proporci una favorevole buonuscita per andarcene, che naturalmente non abbiamo accettato risolvendo il contratto consensualmente.

Provate ad immaginare addirittura di sentire dire dai vostri diretti parenti di avere ricevuto loro stessi una telefonata o una visita in tal senso, che magari in quel momento vi stanno ospitando e che inevitabilmente assumono una pesante sensazione di preoccupazione specialmente quando una volta fatta la denuncia sono costretti a recarsi dai Carabinieri ed entrare nel terribile ed annoso circuito delle SIT cioè le sommarie informazioni testimoniali dei procedimenti che finiranno quasi sempre archiviati.

Questa è la minaccia vera e propria, è il senso della psicologia della minaccia, della percezione della minaccia. Come tale è una sorta di "trauma in prestito" che devi riuscire a gestire per non subirne l'imposizione, per non iniziare a "vedere i mostri", per non cadere nella trappola del tutto e del suo esatto contrario.

Con mia moglie Sara abbiamo fatto una scelta da alcuni anni ormai, quella di convivere con tutto questo accettandone le conseguenze che sono spesso rappresentate da lavori ed incarichi a breve termine, da richieste di spiegazioni da parte di conoscenti o collaboratori, dal cambiare casa e residenza per sette volte in cinque anni.

Ho addestrato mia moglie alla difesa personale tanto che è una esperta ormai ed è in grado di scrollarsi di dosso degli aggressori o di difendere i nostri figli contro una minaccia fisica, ho dovuto purtroppo addestrarla anche contro la minaccia psicologica con la capacità di gestire lo stress che da essa si sviluppa e per quanto intelligente, innamorata e capace non è stato facile perchè proviene da una vita serena e tradizionale e solo perchè ha scelto di starmi accanto e di avere dei figli con me è costretta a vivere-subire tutto questo, compreso il filtro della denuncia durante il quale prendi coscienza del senso di impotenza vissuto anche dalle stessa A.G. di fronte al denunciare cosa, una percezione?

Solo pochi giorni fa una mia parente ci ha informato che è stata più volte contattata al telefono da sconosciuti che le hanno fornito delle notizie e degli avvertimenti "sul mio conto". E' anziana, non comprende bene i fatti di cui le hanno parlato, mi conosce e sa chi sono però la preoccupazione, il disturbo delle telefonate a tutte le ore, il "pacchetto" che le hanno imposto rappresenta il significato di "minaccia" che ora abbiamo nelle mani io e mia moglie perchè soffriamo nel vederla preoccupata a causa nostra, specialmente dopo tre tentativi di effrazione con distruzione della porta che ha subito in poco tempo e che non aveva mai vissuto nei decenni in cui vive in questa casa. Martellate alla porta ed alle finestre senza entrare o tentare di rubare nulla, semplicemente terrore vivo nel pieno della notte in danno di una ultra-ottantenne che già soffre la morte dei due figli.

Questa è la minaccia, qualcosa che percepisci e che devi gestire la cui soluzione è data quasi sempre dalla rinuncia a ciò che stai vivendo oppure dal restare vincolato alla ricerca del minacciante, donandogli importanza oppure rischiando invece di togliergli la vita se lo prendi in flagranza mentre minaccia tua moglie o i tuoi figli e non voglio mai più trovarmi di nuovo in "guerra" contro nessuno.

Eccoci quindi di fronte alla ennesima situazione già vissuta-patita, coi carabinieri che allargano le braccia.

Eccoci di nuovo di fronte alla scelta della partenza o del rinforzare chi ci sta vicino col rischio che comunque rappresentiamo un disturbo anche nel vincolo dell'affetto e del volersi reciprocamente bene e sostenersi a vicenda.

Questa è in sintesi la percezione della minaccia, che oggi mi trova ancora più stanco ed "agli arresti vertebrali" a causa dell'aggravamento dei problemi al collo ed alla schiena, quindi apparentemente più vulnerabile ma non invalido a tal punto dal limitare le mie scelte.

Nel valutare la fonte della minaccia non si può che analizzare la storia de "il caso Piselli" che non si identifica solo nell'episodio Moby Prince che mi ha reso mio malgrado noto,  bensì da ciò in cui sono stato coinvolto sin dai primi tempi della mia carriera militare con e contro dei soggetti interni alle amministrazioni della Difesa, fatti di quasi trenta anni fa .

E' per questo opportuno andare a valutare tutte le variabili interne a quelle amministrazioni dello Stato in cui lavorano e si nascondono nell'alibi che queste gli offrono quei personaggi con orari di ufficio che hanno tutti gli strumenti per veicolare false notizie di polizia e per essere socialmente credibili, diversamente dal commento di un qualsasi cittadino fatto al bar dello sport. Gli stessi soggetti ancora oggetto di indagini per le quali di tanto in tanto sono chiamato a testimoniare da quelle procure che hanno riaperto dei casi avvenuti fra il 1986 ed il 1994 sui quali ancora vi sono quei c.d. "misteri italiani" che tanto servono per creare quel nulla che si trova alla fine delle inchieste, delle contro-inchieste e delle contro-contro-inchieste nelle quale ci finisce dentro la vita di tante persone, compresa la nostra.

In quasi trenta anni ho fatto tanto di quelle denunce contro questi soggetti che ormai ho perduto il conto, quasi tutte finite nella classica archiviazione "perchè ignoto l'autore del reato" salvo una condanna definitiva di un poliziotto ma che alla fin fine era solo un bombolone usato, che non ha ancora capito che era solo un vuoto a perdere. Da questa condanna mi è stato riconosciuto un risarcimento che ho donato al poliziotto stesso come dimostrazione della sua "innocenza" e del mancato uso delle sue braccia per la raccolta delle carrube in aree dismesse dal brucamento degli asinelli sardi.

Nè io nè mia moglie abbiamo interesse a trascorrere altre ore negli uffici di polizia o di fronte ad un PM che al massimo delegherà la PG che non trovera nulla altro che ciò che in quasi trenta anni rappresenta orma una sorta di archivio nel quale vi sono tutti gli stimoli per capire e per comprendere se si ha la volontà di farlo. Non vogliamo nemmeno cadere nella vittimizzazione di chi vive e percepisce una minaccia perchè a quel punto cadremmo nella "sindrome" però certamente siamo stanchi ed in fondo è proprio questo lo scopo del minacciare. Fare terra bruciata intorno, isolare, porre dubbio, delegittimare, ridurre le difese psicologiche ed aumentare la psicologia difesa.

Siamo anche stanchi di vedere le persone che amiamo con gli occhi tristi, per quella che comunque è una responsabilità che dipende da noi e non certo da loro e non possiamo nemmeno pretendere che vi sia l'intelligenza o la capacità necessaria per comprendere il complesso insieme dei fatti, non ne abbiamo il diritto e non pretendiamo alcun dovere in tal senso.

Vince così la minacca e riprende ancora una volta la valutazione della nuova località e della nuova residenza che fra qualche tempo inevitabilmente raggiungeremo, a meno che non diventiamo invisibili a tal punto che non occore nemmeno più indurre la percezione della minaccia.

Ci scusiamo sin d'ora con quegli amici, anche in FB, che ci hanno invitato a convivere con loro o che hanno desiderato sostenerci ma tutto vogliamo meno che vederli coinvolti in tutto questo. Qualcuno di loro ricorderà le notizie ricevute per  telefono da dei presunti poliziotti e non voglio più dover vivere quelle emozioni e quella sofferenza inutile.

Invisibili si diventa quando si accetta la propria "morte sociale" pur restando ben vivi all'interno della società. Ed è quello che stiamo facendo da almeno cinque anni anche alla faccia di chi ancora mi dona quella importanza che non voglio con la sua attenzione e con l'induzione a percepire una minaccia che, non dimentichiamolo mai, allo stato dei fatti è e rimane appunto una nostra percezione, vera o presunta, con cui abbiamo imparato a convivere...

Fabio e Sara Piselli