sabato 18 ottobre 2014

"del viaggiare coi figli cambiando spesso casa"...

Il nostro è un paese adulto-centrico basato sull'ansia. Non mi stancherò mai di ripeterlo fino a quando incontro persone che desiderano offrirti i buoni e sensati consigli, spesso utili per compensare le proprie angosce, che comunque apprezzo come espressione di bene. Consigli che mirano al futuro dei bambini, alla certezza di un lavoro concreto ed a lungo termine, alla interpretazione del viaggio come solo momento di vacanza e naturalmente "solo per chi può permetterselo" altrimenti basta restare nel vittimismo che macera ansia invidiando chi ha le risorse esclusivamente economiche per offrire ai figli un panorama diverso dal parchetto di quartiere o dal cortile del condominio.

Matilde è nata nel 2011, Fabio Massimo nel 2012 ed in questi pochi anni hanno cambiato sette residenze diverse, residenza obbligatoria per accedere ai vari servizi pubblici sul posto in forza della potente burocrazia del nostro debole paese. Qualcuno ci considera degli "zingari" altri dei genitori inquieti che non trovano "zeppo che gli entra" altri ancora dei personaggi con un passato da cui fuggire ed ogni ulteriore ipotesi associabile dopo aver letto i risultati della ricerca googoliana del mio nome che può stimolare interesse oppure cieco pregiudizio.

In realtà è tutto molto più semplice e si basa sulla responsabilità dell'intelligenza, perchè essere intelligenti è una responsabilità rispetto che adeguarsi alla massa e banalizzare la propria vita all'interno di un flusso di doveri ansiogeni dai quali poter fuggire solo con la frustrazione e con tutte le dinamiche che questa sviluppa, dalla trasgressione per sentirsi "diversi" fino alla coltivazione dei pensieri catastrofici e cadere nella più cupa depressione. 

Non siamo diversi o migliori di nessuno, al contrario accettiamo di essere considerati "deboli" perchè l'immagine che doniamo non è quella del bene-stare economico ma del più umile benessere emotivo e relazionale fra noi che non rappresenta certamente una ricchezza esteriore ma del quale siamo serenamente soddisfatti. Già dire di "essere intelligenti" può sembrare un atto di superbia, lo siamo perchè ragioniamo con la nostra capoccia e sappiamo porci in discussione e non per i titoli di studio o le esperienze che al massimo ci consentono di capire e riconoscere il mondo che ci circonda senza cadere nella mediocrità e fare quindi delle scelte mediocri che ti fanno sopravvivere ma non vivere liberamente. La libertà è una emozione alla quale non sappiamo rinunciare e che desideriamo offrire ai nostri figli anche tramite le opportunità che il viaggiare ci offre, del vivere un annetto un luogo ed un annetto in un altro, luoghi molto diversi fra loro dalla casa fronte mare a Livorno alle colline senesi, dalla casa nel paese in Sardegna al condominio di Roma fino al periodo nizzardo in cui il confronto col mondo è maggiore rispetto che il flusso di varia umanità del 60L delle 7 di mattina direzione Termini.

Sembriamo quasi ricchi con tutte queste case, vero? Basta affittarle temporaneamente o approfittare del fatto che sono case di famiglia in cui restare per un pò in attesa di scegliere il luogo successivo come stiamo facendo anche in questo momento.

Che cosa significa quindi viaggiare in questo modo, quale utilità può avere per due bambini ancora piccoli e per noi genitori, che tipo di beneficio apporta al benessere della famiglia ci chiedono in molti, sia in modo sereno ed interessato al confronto che con quella punta di supponente "maestrinaggio" che fortunatamente la nostra formazione di educatori qualificati ci consente di interdire immediatamente dicendo senza supponenza che abbiamo tutti gli strumenti psicopedagogici per riconoscere i segnali di un eventuale disagio dei bambini ma anche quelli di assoluto benessere, capaci quindi di sapere quando e dove fermarci per consentire ai figli di compattare le esperienze e di usufruire del luogo per relazionarsi con esso e con tutte le opportunità di socializzazione.

I nostri figli non sono una prolunga del nostro essere o delle nostre scelte e stili di vita, sono due soggetti autonomi che meritano il confronto e non l'imposizione di uno status al quale adeguarsi durante la propria evoluzione "tanto poi da grandi faranno le loro scelte". Sono due bambini che sanno "scegliere" tramite l'espressione del loro benessere o malessere e della capacità che acquisiscono grazie alle esperienze che vivono nei luoghi in cui li portiamo. Sono due bambini che non "debbono" fare ma che possono fare ed essere quel che fanno e quel che scoprono di riuscire a fare sperimentando senza filtri quali l'ansia, la paura o la tutela della "immagine familiare" da offrire al vicinato affacciato alla finestra, il quale così facendo non si accorge di dare le spalle alla propria vita.

Sono due bambini che ci stanno dimostrando che la serenità non è data solo ed esclusivamente dalle possibilità economiche, dalle certezze materiali o da due genitori inquadrati nel "normale" e quindi accettati e condivisi dalla società rispetto che due personaggini educati e capaci ma che svolgono dei lavori meno tradizionali; mia moglie è una educatrice pedagogista ed io sono sono un educatore-cuoco-massaggiatore-istruttore di difesa personale oggi con qualche problema al collo ed alla schiena in fase di terapia, ove per terapia intendo dire anche un nuovo viaggio oltre alla fisioterapia e ginnastica riabilitativa che pratico ogni mattina.

Il lavoro è per noi fonte di guadagno, svolto in modo autonomo e non dipendente laddove ci impedisce la scelta di essere due genitori presenti, imponendoci la delega dei figli ai nonni, alle tate o e dei parcheggi infantili, scelte che non abbiamo mai voluto o potuto fare. Mia moglie ha rinunciato alla sua carriera per dedicarsi ai figli come madre e come educatrice professionista, vivendoli appieno giorno per giorno, io macino sopravvivenza presente e futura tramite le risorse professionali e lavorative di cui dispongo grazie anche alla presenza di Sara il cui sacrificio è ben maggiore del mio perchè due figli così piccoli richiedono tutta la sua calma che spesso non posseggo. Non nego che talvolta essere "Fabio Piselli" ha creato dei pregiudizi anche nel settore lavorativo motivo per cui alla fine preferisco o sono costretto a fare più cose e guadagnare meno che una cosa certa ma con il rischio di incontrare il "ricatto del pregiudizio" come già avvenuto in questi anni, col risultato di ritrovarmi stanco, demotivato e sostanzialmente vincolato al "personaggio".

I figli richiedono sacrificio ma non come etichetta classica del padre o della madre di famiglia che rinunciano a se stessi per "amore dei figli". Fare i figli è una scelta e non una condizione, si è genitori e non lo si diventa per ruolo. Essere due genitori significa per noi mantenere la purezza delle nostre emozioni che trasmettiamo ai bambini in ogni azione quotidiana e non solo tramite l'immenso amore che naturalmente abbiamo per loro e che non deve mai essere un alibi per l'accettazione di costrizioni o per giustificare dei rimpianti e dei sacrifici. I figli sono il rinforzo del nostro amore di coppia e di genitori, non il saldante di un rapporto costretto dal ruolo e mediato dalla giornata organizzata da orari di ufficio e di trasporto dei figli da una attività all'altra.

Per tutelare le emozioni occorre persistere nelle stesse scelte in cui queste sono cresciute ed hanno trovato la forza di essere espresse, non frustrate o camuffate da un sentimento strumentale ed opportunista per poi essere imprigionate nei ruoli e nei doveri col risultato di scoprirsi pregni di stress.

Siamo padroni del nostro tempo e proprio il tempo desideriamo offrire ai nostri figli, tempo in cui vivere le esperienze, sperimentare, misurarsi col mondo che ci circonda, fino a quando i veri doveri ci imporranno una condizione più stabile, ad esempio l'inizio della scuola che certamente non possiamo gestire con una web-cam in giro per il mondo. Nel frattempo Matilde e Fabio Massimo hanno vissuto e vivono appieno ogni singolo giorno con noi e col resto del mondo che apertamente gli poniamo davanti nel bene e nel male, con le giuste tutele che sappiamo opporre contro l'elevato indice di stress dei tanti, contro l'ignoranza diffusa e soprattutto contro la cultura adulto-centrica che impone ai figli di "garantire" il benessere dei genitori accettandone ogni scelta "per loro" che sovente in realtà contiene le certezze di cui gli stessi genitori necessitano per compensare timori ed ansie. Quante volte al parco giochi osserviamo le madri impedire ai figli di fare delle azioni a rischio, spesso tramite le urla o la feroce negazione, quando proprio il rischio della sperimentazione è parte del processo evolutivo il cui prezzo è dato anche dal ginocchio sbucciato o dalla dentata in terra.

I bambini hanno il loro giusto diritto alla irrazionalità, alla scoperta, al gioco tramite il quale scoprire e trovare la propria misura con se stessi e con gli altri, perchè quindi imporgli solo dei giochi educativi standard utilissimi per socializzare ma meno per identificarsi, perchè imporgli dei limiti oltre la misura della sicurezza che può tranquillamente essere una sicurezza misurata e non un contenitore di angoscia che limita l'espressività dei nostri figli, i quali hanno il diritto di sperimentare anche quel che non ci piace o che ci fa paura. Dobbiamo essere noi genitori a tentare di superare l'angoscia e non pretendere che siano i nostri figli a diminuirne i motivi "per farci stare tranquilli".

Il vero beneficio del nostro stile di vita è dato dalla serenità con cui riusciamo a donarci amore e a relazionarci coi nostri figli, che ci dona tutta la forza e l'energia necessaria per affrontare i sacrifici della quotidianetà, dal lavoro alle malattie, dai problemi reali ai timori latenti che dobbiamo saper controllare per non sfociare nell'ansia che rischia di essere proiettata sui figli con tutte le sue complicanze.

In poche parole ho scelto di essere Fabio Piselli per come sono sempre stato, non "il Piselli del Moby Prince" o il personaggio che "lotta" contro la propria storia. I miei figli meritano il mio presente e non il mio passato, anche se talvolta è difficile scindere il tempo in una realtà attuale ma cerco di farlo nel modo migliore possibile di fronte agli "inviti a comparire" per degli eventi giudiziari storici che ma sono ancora oggi oggetto di indagini.

Insieme a mia moglie Sara stiamo programmando un girovagare prossimo e se ci incontrate sappiate che saremo felici di offrirvi un buon caffè ed il sorriso che non deve mai essere condizionato da quanti soldi abbiamo in tasca o dal timore del domani.

Il nostro domani è il risultato di quel che siamo stati ieri, è il tempo che oggi ed ora sappiamo vivere e riconoscerci in esso, in quel che siamo, in quel che facciamo. Tutto questo è per noi al momento la più grande risorsa per "il futuro dei bambini" cioè la loro libera espressione di essere dei bambini senza etichette, senza imposizioni, senza stanze obbligate, senza nessun dovere diverso dal gioco.

Nel lavoro di educatori abbiamo spesso scritto delle relazioni di consulenza nelle quali abbiamo più volte trattato la competenza genitoriale dei soggetti sottoposti a procedimento penale per un presunto reato in danno dei propri figli. Queste consulenze erano basate sul rispetto delle esclusive esigenze dei bambini sotto il profilo relazionale, educativo, psicologico, emotivo ed evolutivo da soddisfare nei modi ritenuti idonei e necessari da parte della famiglia, non nei modi obbligati da una società ansiogena e classificante incontrando spesso lo sguardo sorpreso di chi crede che se non mandi i tuoi figli all'asilo significa che hai dei problemi.

Meno male che siamo due educatori, altrimenti rischiamo che qualcuno telefoni ai servizi sociali e finirà che ci toccherà fare una consulenza per noi stessi.

Meditate gente meditate, la libertà ha un prezzo alto, come l'intelligenza richiede la responsabilità individuale e non la responsabilizzazione imposta dalle regole sociali. Le regole sociali le condividiamo e le accettiamo ove queste sono un mezzo di relazione e di convivenza e non un alibi per la paura di affrontare la propria libertà....

Fabio, Sara, Matilde e Fabio Massimo Piselli